La facilità di approccio a PHP è, da sempre, croce e delizia di questo linguaggio. Essa infatti costituisce un grosso punto di forza, capace di attrarre numerosi potenziali sviluppatori, ma allo stesso tempo fa sì che molti di questi sviluppatori restino bloccati nelle paludi del cosiddetto spaghetti code, il codice procedurale scritto un po' come viene.
Pochi, o comunque una minoranza, sono ancora quelli che si avventurano nel mondo della programmazione a oggetti, su cui ormai PHP sta spingendo da diverse versioni, ancora percepito come qualcosa di misterioso e complicato. Con symfony questa avventura si può rivelare più facile del previsto e può regalare notevoli soddisfazioni, facendo riscoprire il piacere dello sviluppo, che alla fine dovrebbe essere il motore di ogni progetto.
Symfony si presenta appunto come un framework sviluppato interamente a oggetti, che sfrutta le pratiche migliori della programmazione, quei pattern che dovrebbero essere alla base di ogni attività di sviluppo, in ogni linguaggio. Quante volte, nella nostra carriera di sviluppatori alle prime armi, abbiamo cercato di implementare un form per il login degli utenti? Una sessione? Un elenco di righe estratte da un database? Tutte attività che ovviamente erano già state implementate da moltissimi altri programmatori, centinaia di altre volte, in una specie di collettiva fatica di Sisifo. Uno dei principi fondamentali di symfony è "non reinventare la ruota ogni volta". Questo non solo si può riferire al framework stesso, ma anche alla pratica quotidiana nel suo utilizzo, quindi al codice che noi stessi produrremo.